Abbiamo allestito un piccolo museo, per offrire una testimonianza unica sul lavoro e sulla vita reale nelle campagne tra l' Ottocento e il Novecento.
Ha sostituito, in parte, la zappa nei lavori dei campi da quando l'uomo è riuscito a sfruttare la forza degli animali addomesticati.
Si distinguono due tipi fondamentali, soprattutto per la forma diversa del vomere di ferro (bùmmere) che si inserisce nel profime. Quello a punta, a forma di cono, era adatto a rompere il terreno; quello, piatto, a forma triangolare, veniva utilizzato per la semina. Diverso era il legno utilizzato per la costruzione delle varie parti dell'aratro. Per la bure e il ceppo si usava generalmente il legno di olmo; per la stegola e profime, il legno di noce, di ciliegio o di corniolo.
La stadèra è una bilancia di origine etrusca il cui funzionamento si basa sul principio delle leve. È costituita da una leva a bracci diseguali e da un fulcro che, in genere, si presenta fisso.
Sul braccio più lungo, c'è una o più scale graduate (di solito 2), scorre un peso detto romano; su quello più corto può esservi un piatto per contenere la merce da pesare, oppure un gancio a cui appendere l'oggetto da pesare. Facendo scorrere il romano lungo la scala si raggiunge una posizione di equilibrio nella quale il braccio graduato si porta in posizione orizzontale. Dalla posizione del romano sulla scala si legge dunque il peso cercato. Per misurazioni di limitata entità (max 15-20 kg) il fulcro viene impugnato direttamente dalla persona che effettua la pesata. Per pesi consistenti, il fulcro si vincola appendendolo a un supporto fisico stabile.
A differenza delle comuni forbici formate da due lame di acciaio, imperniate al centro, quelle usate per tagliare la lana delle pecore, il pelo ai cani, ai cavalli e ad altri animali, erano costituite da un unico pezzo piegato, simile alle pinze a molla per il fuoco. Queste poi vennero sostituite da forbici comuni e da tosatrici elettriche.
L’arnese era costituito da un robusto pezzo di legno, di lunghezza e forme diverse, che il contadino costruiva con le proprie mani, come il ceppo dell’aratro, per i quali utilizzava, di solito, un pezzo di acero, di pioppo, ma anche di sorbo, di olmo o di ciliegio. Serviva per l’apparigliamento dei bovini destinati ai lavori nei campi. Il contadino, che era solito aggiogare i buoi, possedeva generalmente due gioghi: quello più largo veniva impiegato per il tiro del carro o della slitta; l’altro più stretto, il cui scopo era quello di tenere le bestie più affiancate, veniva utilizzato per l’aratura dei campi.
Nelle case di campagna fino ad alcuni decenni fa non esisteva il riscaldamento dell'intera abitazione. La grande cucina aveva il camino e il fuoco scaldava solo questo ambiente o, al limite, la canna fumaria in muratura che attraversava in verticale le camera del piano superiore, dava una specie di tepore, che nelle ore delle notti invernali scemava man mano. Per togliere il crudo gelo alle lenzuola da letto sempre freddo si usava il “prete” un attrezzo di legno, formato da due coppie di assicelle ricurve, unite agli estremi, poste lateralmente sopra e al di sotto di una gabbia cuboidale aperta, avente base quadra centrale ricoperta di lamiera (per evitare bruciature provocate da eventuali fuoriuscite di faville dal braciere che vi veniva posato). Teneva sollevate le coperte e permetteva al calore di diffondersi. In tal modo si riduceva il tasso di umidità di coltri e di materassi di cui erano pregne nella stagione invernale le case di campagna.
La carriola in legno fatta a mano agli inizi del 900 è una attrezzatura che permetteva di trasportare a mano per corte distanze materiali sfusi oppure oggetti pesanti ed ingombranti, letame, paglia e fieno. Sostituì la barella o portantina, perché, a differenza di quest’ultima, poteva essere usata da una sola persona.
Il lungo manico generalmente di legno è attaccato perpendicolarmente al pettine, un'asse che va dai 30 ai 70 cm di larghezza, con un numero variabile di rebbi, i denti che servono a trattenere il materiale da rastrellare. Il pettine può essere in metallo, in legno e oggigiorno anche in plastica.
Il rastrello è uno strumento indispensabile nel lavoro rurale, e lo è stato ancora di più in passato, vista l'assenza di mezzi meccanizzati, inoltre è diffuso pressoché in tutto il mondo. La sua diffusione è iniziata nel Medioevo. In città viene usato per pareggiare la ghiaia nei viali e nei cantieri.
Dopo la battitura del grano con separazione del frutto dalla struttura seguiva la ventilatura attraverso grossi setacci pieni, si ripulivano i chicchi dalla pula e paglia con il soffio del vento.
Si lanciava in aria il grano in modo da far ricadere i chicchi a una certa distanza e da far disperdere dal vento pula e pagliuzze. Attraverso questa pratica vi era la divisione delle parti; si andava verso la conservazione della paglia nei fienili per foraggio invernale delle mucche, mentre il grano veniva posto nelle grosse cassapanche di legno.
Oggi questo modo di esercitare la raccolta è letteralmente stato sostituito dal lavoro delle macchine specifiche avanzate nei sistemi tecnologici per affrontare e soddisfare coloro i quali necessitano, per cui un mondo lontano che resta nella memoria dei molti e nei racconti di una parte di quella popolazione coinvolta che ancora oggi tramanda a tutti noi le proprie esperienze vissute in quegli anni di una Italia che sognava lontano.
È un attrezzo agricolo affine al rastrello, usato per la raccolta di fieno e paglia essiccata, ma anche atto alla raccolta di letame, terriccio e pollina. La sua parte anteriore è composta da 2-5 denti detti rebbi.
Il successo di questo attrezzo e la sua rapida diffusione cominciarono all'inizio del Medioevo. In origine, erano particolarmente apprezzate forche con denti legnosi di cornacea, facili da costruire ma meno resistenti all'uso. In seguito, sostituite con forche a denti in metallo le quali furono usate anche come armi. Prima dell'industrializzazione, la forca era considerata indispensabile nel lavoro rurale, ma è tuttora uno strumento diffuso in tutti i continenti. In passato, soprattutto nel basso medioevo, era una delle armi simbolo delle rivolte contadine e delle sommosse dei ceti meno abbienti, in quanto era uno dei pochi strumenti a disposizione dei poveri di una certa utilità per il combattimento, data la sua leggerezza, la facilità di uso, la resistenza e la disponibilità in gran numero.